Fanciulla – 1963, Onice di Montalcino, Bruno Innocenti

L’ARTISTA

Cominciai come orafo nella bottega di mio padre in borgo San Jacopo, nel cuore artigiano di Firenze. Credo di dover molto a quella esperienza. Due cose almeno; innanzi tutto, l’amore del mestiere, la voglia di saperlo fare sempre meglio con modestia. In secondo luogo, l’amore e il rispetto per la materia, sia questo il gesso, la creta, il bronzo, il marmo, il legno; il sentire la materia come qualcosa di vivo, che a volte mi ostacola, magari anche vincendo lei, ma che tante altre volte mi aiuta, ed è allora profondamente partecipe dei miei migliori risultati.

Rinuncio a dire cosa mi muove a fare scultura. Gli stimoli possono venirmi nei modi, nei tempi e nei luoghi più diversi e spesso impensati. Credo di amare molto gli esseri e gli oggetti della natura, e di volerli riprodurre per contemplarli, credo che in questo amore ci sia qualche cosa di pagano e qualcosa di religioso. Forse è un conflitto non risolto, e forse cerco proprio nella scultura di superare, magari senza saperlo esplicitamente, questa ambiguità e questa contraddizione.

Benché mi sia capitato, in una carriera, ahimè lunga, di costruire anche statue monumentali, prediligo le atmosfere delicate e raccolte, le piccole cose serene, la bellezza dei particolari apparentemente insignificanti.
Può anche sembrare che io viva in specie di “limbo”, quasi fuori del tempo, essendo io un uomo di settant’anni che arrossisce ancora. Può darsi che m’intimorisca il mondo fuori del limbo, e tuttavia lo amo, lo guardo sempre con un misto di paura e di invidia. Vorrei percorrerlo con più sicurezza. Forse è proprio questo che cerco di fare quando lavoro.

Bruno Innocenti